2025
Lasciatevi riconciliare con Dio – IV Domenica di Quaresima /C
Domenica 30 marzo 2025
Se i messaggi della prima parte della Quaresima ponevano l’accento sulla consapevolezza dei propri peccati e sulla necessità della conversione, questa seconda parte è centrata sulla volontà di Dio Padre di riconciliarsi con noi.
Egli sta sempre dalla nostra parte: provvede al sostentamento del suo popolo all’uscita dall’Egitto (prima Lettura), non imputa agli uomini le colpe offrendo la vita del Cristo come segno di riconciliazione e salvezza (seconda Lettura), reintegra i suoi figli perduti e fa festa quando tornano a casa (Vangelo).
Naturalmente, nel suo amore immenso, non calpesta né limita la nostra libertà di pensare e agire. Per questo la scelta della riconciliazione è soltanto nostra.
Tocca a noi, come il «figliol prodigo», ritornare in noi stessi, comprendere la portata e le conseguenze delle dissolutezze compiute, a volte avere l’impressione di aver toccato il fondo. Va da sé che non è questo il desiderio del Padre, vorrebbe evitarci inutili sofferenze. Dobbiamo però ammettere che possono essere terapeutiche, se servono a evitare in futuro simili errori.
Tocca a noi, come il fratello maggiore, imparare dal Padre la misericordia, che si declina nell’assenza di pregiudizi, nell’accettazione dei limiti dell’altro, in una gioia che non può essere piena se ogni componente della famiglia umana non è salvo.
2025
Il tempo non è infinito – III Domenica di Quaresima /C
Domenica 23 marzo 2025
C’è un dono, di cui forse non siamo mai abbastanza riconoscenti, che riceviamo ogni giorno: il tempo. Un’opportunità da riempire con le nostre scelte: anche quella di lasciarlo semplicemente scorrere è in effetti una scelta! Viceversa, nel tempo possiamo essere qualcosa: vegetare o portare frutto, per noi o per altri. C’è chi ritiene che la vita sia da spremere e godere; c’è chi matura passando dal ruolo di figlio a quello di padre; c’è chi pensa che le doti e gli strumenti ricevuti assumano il proprio senso soltanto se messi a frutto e condivisi. Quest’ultima prospettiva è quella evangelica. Come avvenne a Gesù, è secondaria la quantità di tempo avuta a disposizione, come la quantità di frutti prodotti. Ciò che conta è l’aver compiuto lo scopo per cui si è al mondo: come quell’albero piantato perché dia fichi al vignaiolo.
Se riteniamo, a qualsiasi età, di dover ancora svolgere il nostro compito, il Vangelo di oggi ci richiama all’urgenza del nostro impegno. Ci ricorda che è bene lavorare sul nostro terreno e concimarlo; fuor di metafora, si tratta di prepararsi per dare il meglio nel campo che ci è più congeniale. E poi raggiungerlo. I fatti di cronaca a cui Gesù accenna, come altri mille che possiamo trovare in qualsiasi quotidiano, ci dicono che il tempo che è assegnato a ciascuno non dipende dai suoi meriti o dalle sue colpe. Semplicemente, non lo conosciamo. Per questo non possiamo permetterci di sciuparlo.
2025
Uno squarcio nell’incredulità – II Domenica di Quaresima /C
Domenica 16 marzo 2025
Quanto conta nella nostra vita la fede? Non soltanto l’adesione al «credo» cristiano, ma l’atteggiamento di fiducia in Dio Padre, la consapevolezza che lui manterrà le sue promesse, la scelta di ab-bandonarsi tra le sue mani?
Non mancava certo di fede il patriarca Abramo, che credette a una discendenza numerosa come le stelle del cielo quando non aveva neppure un figlio. Come Gesù, colloquiava con Dio ed era aperto a ciò che ci supera, avviene come un prodigio e ci conferma, almeno per un tempo limitato, che siamo sulla giusta strada.
I segni non sono prove, giungono improvvisi in un contesto incerto, come un dono gratuito, e si possono soltanto testimoniare. Pietro, Giacomo e Giovanni avranno certo dubitato sulla realtà della visione di Gesù trasfigurato, insieme a Mosè ed Elia, di cui certamente non conoscevano il volto. Avrebbero voluto afferrare la verità, ma questa scomparve nella nube, segno dello Spirito di Dio.
Sappiamo che questo segno non fu sufficiente a renderli più coraggiosi degli altri Apostoli nei momenti della passione e della morte del Signore. Ma tutto questo è stato scritto per noi, per spingerci a fidarci in un Dio che ha chiara la gloria che spetta a chi lo avrà intuito e seguito, pur tra gli errori e i dubbi dell’esistenza, nel suo percorso di vita.
2025
Quel demonio del male – I Domenica di Quaresima /C
Domenica 9 marzo 2025
«Forse il maggior successo del demonio in questi tempi è stato farci credere che non esiste», confessava l’arcivescovo Bergoglio a un suo amico rabbino. In effetti il diavolo oggi è spesso visto come un personaggio mitologico, uno stratagemma per tenere buoni i bambini, o – peggio – un fenomeno di folklore con derive psicologiche pericolose quando diventa culto di Satana. Abbiamo poi un occhio benevolo nei confronti delle tentazioni, spesso cavalcate dalla pubblicità che, strizzandoci l’occhio, ci convince che ogni tanto sia permesso cascarci; anzi, in fondo è il bello della vita!
Nella Vangelo il diavolo è l’oppositore di Dio, l’ostacolo al suo piano d’amore, l’entità che cerca di convincerlo a lasciare le cose come stanno, a non impegnarsi per salvare l’umanità. La lotta di Gesù non è all’esterno, ma all’interno di sé e degli uomini. Lì nasce il male, nell’accettazione dei ragionamenti del tentatore. Egli allora e sempre suggerisce la ricerca del possesso, del potere e del prestigio, dove l’io è al centro e gli altri sono funzionali ai propri interessi; suggerisce di dar spazio agli istinti e alle passioni insane, di calpestare la dignità e la coscienza altrui, di annullare scrupoli e ripensamenti.
In questa Quaresima non abbiamo paura a guardarci dentro con lo sguardo limpido di un bambino: sarebbe fiero di tutto ciò che facciamo? Attraverso di noi l’umanità cresce o no?
2025
L’albero, le radici e i frutti – VIII Domenica del Tempo Ordinario /C
Domenica 2 marzo 2025
In questa settimana con il rito delle Ceneri si apre la Quaresima. Sarà un ulteriore appello a scendere nella nostra interiorità, a fare il punto su ciò che siamo e su ciò che vogliamo diventare, a capire di cosa si nutre la nostra anima, cosa l’appassiona e la riempie di vita e di eternità.
Ci mettono sulla giusta lunghezza d’onda le letture di oggi, la sapienza del Siracide e la schiettezza di Gesù. Un’immagine è comune: dai frutti si riconosce l’albero. Così dalle parole e dalle opere di un uomo si riconosce ciò che è al centro della sua vita. «L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene». Giova ricordare che nel linguaggio semitico il cuore non è sede dei sentimenti, ma dei pensieri, dei desideri, della volontà. Gesù, dunque, suggerisce di scandagliare ciò che ci muove all’azione, di fare attenzione ai nostri interessi e alle nostre scelte, di far crescere la bontà dentro di noi.
Ecco l’opportunità della Quaresima: rendersi conto che nel nostro occhio ci sono spesso travi che non notiamo, vizi che non consideriamo più tali, omissioni la cui esistenza non ci sfiora minimamente. Eppure, tutto questo aumenta l’ingiustizia e la sofferenza nel mondo, carica su altri pesi che non meritano, spegne la nostra vitalità. Solo così potremmo essere veri testimoni del Maestro, e sapremo guidare chi ci chiede lumi senza cadere ambedue in un fosso.
2025
L’amore smisurato – VII Domenica del Tempo Ordinario /C
Domenica 23 febbraio 2025
Per accogliere il Vangelo di oggi forse dovremmo recarci all’alba d’estate su un monte, e contemplare i paesaggi circostanti. Do-vremmo lasciarci scaldare dal sole e respirare a pieni polmoni ciò che la vita gratuitamente offre a ogni essere umano. Forse così comprenderemmo l’Altissimo, che è «benevolo verso gli ingrati e i malvagi».
Sembra davvero smisurato l’amore che Gesù ci indica: evitare condanne e giudizi; dare senza contraccambio; perdonare i torti; benedire chi ci maledice; offrire l’altra guancia a chi ce ne percuo-te una; pregare e fare il bene per quelli che ci odiano. Un amore che alla nostra ragione pare eccessivo e persino ingiusto, oltre che piuttosto impraticabile. Già… non è facile comportarci così con i nostri familiari, figuriamoci con coloro che non conosciamo, che ci vengono dipinti come nemici, o che hanno mostrato odio nei no-stri personali confronti!
Ma, tornando a guardare l’amore misericordioso del Padre nostro (Padre di tutti), potremmo comprenderne e assumerne le scelte. Lui, che conosce ogni essere umano, le sue possibilità e la sua storia, ci chiede di osservare gli altri interrogandoci su ciò che fa-remmo o vorremmo al posto loro; ci chiede di ascoltarli davvero, senza pregiudizi e rancori; ci chiede di non essere troppo legati a ciò che è di nostra proprietà, perché prima o poi lo dovremo la-sciare. Ci chiede di prepararci alle «misure» del mondo di Dio, perché lì lui ci attende per l’eternità.
2025
Rallegratevi ed esultate – VI Domenica del Tempo Ordinario /C
Domenica 16 febbraio 2025
In quale gruppo citato oggi dal Vangelo ci collocheremmo? Nei ricchi o nei poveri? Nei sazi o negli affamati? Tra quelli che ridono o quelli che piangono? Tra gli stimati o tra i disprezzati? Sembra che Gesù ribalti le categorie del mondo: guai ai primi, beati gli ultimi!
In realtà, Gesù ci mette in guardia: davvero pensate che la ricchezza materiale, la sazietà, l’allegria e l’onor del mondo siano la via della vita e della felicità? Non è così, dice ai suoi discepoli.
A volte è vero proprio il contrario. I poveri di cose sono molto più ricchi di forza, interiorità e generosità dei grandi possidenti. I sazi spesso hanno perso la volontà di cercare, di scoprire, di allargare gli orizzonti. Quelli che non hanno mai pianto non sapranno mai comprendere chi soffre. I profeti di un mondo buono sono stati insultati e disprezzati, ostacolati e perseguitati, al contrario di quelli falsi, osannati alla loro ascesa e giustiziati dalla storia.
Gesù parla del suo Regno, assicurato nel Paradiso, e in costruzione sulla terra. I suoi discepoli devono sapere che gli esseri umani cercano la tranquillità e la gioia, ma la corsa ai beni materiali e il possesso egoistico degli stessi sono fuorvianti. Pur essendo patologico cercare la croce, nessuno deve scoraggiarsi quando arriva, se è frutto della ricerca della verità e del bene. «Rallegratevi ed esultate» significa «fatevi forza» perché Dio è con voi e la beati-tudine non vi sfuggirà. Viceversa, potrebbe sfuggire a chi si è fida-to troppo di ciò che ha conquistato, se poi ha perso ciò che nella vita conta davvero: crescere, capire, amare.
2025
Sulla Parola del Signore – V Domenica del Tempo Ordinario /C
Domenica 9 febbraio 2025
Dov’è appoggiata la tua vita? Quali sono le tue sicurezze? A cosa ti appiglieresti se un uragano la sconvolgesse? Ognuno di noi dovrebbe porsi queste domande, almeno una volta, per centrare la vita su ciò che per noi conta davvero, per evitare di lasciarcela sfuggire di mano, per non rischiare di scoprire alla fine di non aver vissuto davvero.
C’è chi si fida solo di se stesso; peccato, ha perso l’occasione di incontrare il meglio di ciò che lo circonda. C’è chi si appoggia al proprio partner, alla famiglia, alla propria comunità. E, a volte, si scontra con illusioni e delusioni. C’è chi si fida di Dio: ha incontrato la fede e attraverso di essa nutre la propria speranza.
Nell’episodio del Vangelo di oggi, il pescatore Simon Pietro ha faticato invano tutta la notte ma non ha preso nulla. Evidentemente in quei giorni quella zona del lago è sprovvista di pesci. Ciononostante, decide di fidarsi di Gesù e «sulla sua parola» getta le reti. La pesca sarà abbondantissima.
Sulla Parola di Gesù, Pietro fonderà la sua vita: dalla fiducia nel perdono dei suoi peccati alla missione di pescatore di uomini. È la testimonianza di noi cristiani: riconoscere i nostri limiti, ma lavo-rare tenacemente per migliorarci, nel confronto con la Parola del Signore, e nella certezza che Lui ci indica la strada migliore. Anche quando ci sembra di non capirla, la vita è il meraviglioso viaggio verso la quiete del suo porto: Dio.
2025
Noi siamo di Dio – Presentazione del Signore /C
Domenica 2 febbraio 2025
Quest’anno il calendario ci porta a festeggiare di domenica, a quaranta giorni dalla sua nascita, la Presentazione al Tempio di Gesù. Nell’ebraismo, infatti, Dio è il datore di ogni dono, e le primizie sono da restituire a lui. Non fa eccezione il primo figlio, che è offerto e consacrato al Signore nella sua casa, il tempio di Gerusalemme.
Questo atteggiamento di riconoscenza ha molto da insegnare alle persone del nostro tempo. La società ci porta a pensare che tutto ci sia dovuto, e siano uno scandalo la malattia, la povertà, l’indigenza. Siamo pronti ad accusare lo Stato, la vita e persino Dio stesso se non abbiamo tutte le opportunità di chi ci circonda e − apparentemente − sta meglio di noi. Tendiamo a sentirci defraudati dei nostri diritti se tutto non va come vorremmo, e troviamo sempre qualcuno a cui dare la colpa, non fosse altri che la sfortuna.
Ci educhi alla verità uno come Simeone che ha aspettato pazientemente tutta la vita la realizzazione del suo sogno, e ora sfiora la gioia del cielo perché la sua speranza non è stata vana.
Perché Dio non esaudisce sempre le nostre richieste, ma mantiene le sue promesse. E, tra queste, felicità e pace per tutti i suoi figli, perché lui può agire quando smettiamo di accampare pretese; e conosce il nostro bene, anche quando confonde i nostri progetti per renderci più grandi e veri.
2025
Oggi si è compiuta questa Scrittura – III Domenica del Tempo Ordinario /C
Domenica 26 gennaio 2025
Cosa faremmo se qualcuno ci garantisse la realizzazione dei nostri desideri più grandi prendendo un treno che passa soltanto oggi? Saremmo disposti a lasciare tutto il resto?
Molti di noi hanno tante buone intenzioni, che puntualmente rimandano a domani. Non sono pronti, dipendono da altri, hanno altre urgenze e, in fondo, mille scuse.
Davanti a un testo biblico del profeta Isaia, Gesù mette da parte le interpretazioni tradizionali, che rimandavano le promesse di gioia e liberazione al futuro. Oggi è quel momento; io sono il consacrato dallo Spirito di Dio per portare il lieto annuncio ai poveri, per ridare la vista ai ciechi, per liberare prigionieri e oppressi, per mostrare a tutti l’amore di Dio!
Gesù è stato il Messia che ha realizzato tutto questo. Ma ancora oggi, sulla terra, ci sono prigionieri nel corpo e nell’anima, ciechi nella vista e nella mente, poveri di beni e di affetti.
Oggi il nostro mondo ha bisogno di seguaci del Cristo che adempiano i sogni di Dio, che rendano concreta e visibile la Grazia che lui ha per noi, che si lascino riempire dallo Spirito d’amore, di rispetto e tolleranza, di impegno quotidiano per la giustizia e la verità. «Solo per oggi…» scriveva san Giovanni XXIII. Non perché non ci sarà un domani, ma perché il nostro tempo da vivere è l’oggi, e qualsiasi motivo per non farlo sarebbe un inutile e sciocco alibi.