Neanche io ti condanno – V Domenica di Quaresima /C
Domenica 6 aprile 2025
Gesù è per noi cristiani colui che ci svela il volto di Dio. Conosciamo la sua misericordia attraverso le parole e le opere di suo Figlio. Possiamo crederci perché abbiamo visto nella storia di quell’uomo il potere liberante della misericordia.
C’è una certa confusione su questo termine, nel linguaggio comune. Qualcuno immagina che, vista la bontà di Dio, sia piuttosto equivalente peccare o non peccare. Qualcuno pensa che, dati i limiti umani, sia inutile lottare contro i vizi e impegnarsi per la realizzazione di un mondo migliore. Di fatto svilisce il peso dei propri sbagli sulle altre persone.
Gesù non nega né giustifica il peccato della donna adultera. Anzi, le intima di non peccare più. Di fronte alla domanda di scribi e farisei che gli chiedono un parere sulla Legge di Mosè, Gesù non la corregge. Non è in discussione quel peccato: come Dio non ha tradito il suo popolo, gli esseri umani non tradiscano il meraviglioso patto che costruisce una nuova famiglia.
Gesù sembra prendere tempo. Scrive nella terra polverosa della città, si mette in ascolto delle fatiche di quella persona che ha sbagliato, si chiede se quella condanna estrema e definitiva (la morte per lapidazione) sia davvero la volontà del Padre. La misericordia non cancella la giustizia, semmai mette di fronte alla verità: ha diritto di eseguire la condanna chi non ha mai peccato. Sappiamo che non si trovò nessuno.